DIRITTO ALLA RIPARAZIONE: UN ALTRO PASSO VERSO LA SOSTENIBILITÀ
Avv. Martina Vancini
Secondo un’indagine del 2020 di Eurobarometro, il 77% dei consumatori dell’Unione Europea preferirebbe riparare i propri beni piuttosto che acquistarne di nuovi. Talvolta però la scelta è obbligata proprio a causa dell’elevato costo delle riparazioni, della mancanza di servizi in tal senso e dell’obsolescenza, dal momento che le aziende progettano prodotti in grado di funzionare solo per un determinato periodo di tempo.
Lo smaltimento di prodotti riparabili costituisce una seria minaccia per l’ambiente e ogni anno genera 35 milioni di tonnellate di rifiuti nell’Unione Europea. Di qui la decisione di intervenire con precisi obblighi per le aziende, incluse le piccole e medie imprese. Nella seduta plenaria del 23 aprile u.s., il Parlamento Europeo ha votato e approvato vari provvedimenti, tra cui le norme della direttiva che introduce il diritto dei consumatori alla riparazione dei prodotti acquistati, con l’obiettivo di ridurne lo smaltimento prematuro e incentivarne un utilizzo a lungo termine.
La direttiva 2024/1799, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, serie L, del 10 luglio u.s., obbliga i fabbricanti di prodotti a informare i consumatori sul loro diritto alla riparazione, sulla natura dei guasti o dei difetti, sui tempi e i costi di riparazione, consentendo così scelte di consumo consapevoli e avvedute. Prevede inoltre l’obbligo di mettere a disposizione parti di ricambio e strumenti di riparazione a prezzi ragionevoli. I fabbricanti di prodotti devono poi fornire servizi di riparazione: questi ultimi devono essere eseguiti a titolo gratuito o a un prezzo e tempi ragionevoli. Il fabbricante può inoltre fornire in prestito al consumatore un bene sostitutivo, a titolo gratuito o a un costo congruo, per tutta la durata della riparazione. Nei casi in cui la riparazione sia impossibile, il fabbricante può fornire al consumatore un bene ricondizionato. Un’altra norma molto vantaggiosa per i consumatori è che le merci in garanzia legale avranno un’ulteriore estensione di un anno.
Per bloccare la tecnica dell’obsolescenza come strategia di vendita, la direttiva impone ai fabbricanti di non ricorrere a clausole contrattuali o a tecnologie hardware o software che impediscano la riparazione dei beni, salvo nei casi in cui sussistano fattori legittimi o obiettivi.
Dal momento che è soprattutto il settore dell’elettronica ad essere coinvolto, la direttiva dispone che qualora il fabbricante obbligato alla riparazione sia stabilito al di fuori dell’Unione Europea, l’obbligo ricade sul suo rappresentante autorizzato nell’Unione. Qualora poi il fabbricante non abbia un rappresentante autorizzato, l’obbligo ricade sull’importatore. In mancanza anche di questa figura, il tutto grava sul distributore del bene.
In ogni caso, ai fini dell’adempimento dell’obbligo di riparazione, il rappresentante autorizzato, l’importatore e il distributore possono subappaltare la riparazione. Resta in ogni caso ferma la possibilità per il consumatore di scegliere un altro riparatore. Tutto questo porterà non pochi oneri sulle spalle dei produttori ma porterà anche un effetto positivo per il settore delle riparazioni, incentivando questo settore.
Un’ulteriore novità è data dall’istituzione di una piattaforma online europea per la riparazione che consentirà ai consumatori di trovare facilmente negozi di riparazione locali, venditori di beni ricondizionati e acquirenti di articoli difettosi.
L’Unione Europea compie così un altro passo avanti verso l’obiettivo di realizzare un modello di economia circolare entro il 2050. Entro il 31 luglio 2026 sarà invece obbligo degli Stati membri recepire la direttiva e determinare il quadro sanzionatorio con misure effettive, proporzionate e dissuasive.
