REALIZZAZIONE DI NUOVI DATA CENTER E REGOLAMENTAZIONE: IL PROVVEDIMENTO DELLA REGIONE LOMBARDIA
Avv. Giulia Cavalli
È notizia degli ultimi giorni che la Regione Lombardia, per prima e in anticipo rispetto alle altre regioni così come al Governo, ha approvato la prima legge regionale in Italia dedicata alla regolamentazione della costruzione di nuovi data center.
L’obiettivo principale dichiarato è quello di colmare un vero e proprio vuoto normativo e iniziare a regolamentare un settore in fortissima crescita, soprattutto da quando la città di Milano e, più in generale l’intera regione, sono diventate un punto di riferimento a livello europeo per lo sviluppo e collocazione di infrastrutture legate all’elaborazione, protezione e distribuzione di dati.
Rispetto al progetto di legge implementato alla fine del 2025, anche a seguito delle forti pressioni ricevute a livello locale e dalle principali associazioni impegnate nella tutela ambientale, la versione finale del testo ha puntato a rafforzare, tra l’altro, il disincentivo economico all’uso di suolo agricolo, la governance regionale, gli obblighi di mappatura delle aree dismesse, il coordinamento con Province e Città Metropolitana.
Per l’effetto, tra le altre cose, si è puntato a favorire il riuso di aree industriali dismesse, siti degradati o aree già urbanizzate, tanto che, se inizialmente al fine di preservare maggiormente le zone considerate “verdi” si era parlato di incrementare gli oneri di costruzione da versare tra il 50 e il 75 %, il progetto di legge approvato ha in realtà, aumentato del 100% e del 200% i predetti oneri, rispettivamente per le aree agricole e per i parchi.
Fermo quanto sopra, con la predetta legge si cerca di affrontare anche i temi legati:
– al consumo elettrico: i data center, infatti, consumano in modo costante, hanno bisogno di continuità assoluta e non possono interrompersi nei picchi di domanda; la Regione Lombardia ha quindi tentato di introdurre un sistema che eviti l’approvazione da parte di un comune di un progetto che poi non può essere concretamente sostenuto dalla rete elettrica,
– al recupero del calore: la maggior parte dell’energia elettrica consumata dai data center viene trasformata in calore, si è quindi cercato di fare in modo che detto calore non venga sprecato e possa essere utilizzato, ad esempio, per il teleriscaldamento urbano, le reti energetiche locali, i processi industriali e le comunità energetiche, sulla base di modelli già implementati in nord Europa,
– all’uso dell’acqua: utilizzata per raffreddare i server che generano molto calore, si ipotizza di limitare o vietare l’uso di acqua potabile da acquedotto, favorire sistemi chiusi e usare acque reflue depurate o industriali,
– alla connessione alle reti energetiche: fino a qualche anno fa, infatti, i data center venivano considerati come immobili industriali o infrastrutture ICT (Information and Communications Technology) mentre ora c’è piena consapevolezza che si tratta di grandi consumatori energetici strategici.
Per tutte le predette ragioni la Regione Lombardia ha compreso la necessità di implementare strategie che anticipino i problemi già verificatisi a livello europeo rispetto – tra l’altro – a possibili limiti di rete, moratorie energetiche, vincoli idrici e obblighi di recupero termico.
Restiamo in attesa di capire se questa nuova norma sarà sufficiente a tutelare tutti i predetti aspetti e – se e come – le altre regioni e il governo nazionale interverranno sul tema.
Il presente articolo non intende fornire un parere legale e, per l’effetto, non può essere considerato sostitutivo di una consulenza legale specifica.
